Gli scienziati non hanno avuto neanche il tempo di esultare per la scoperta, che è arrivata la brutta notizia: quell'uccello ritrovato, fino ad allora creduto estinto, era già stato venduto, cotto e mangiato. E' accaduto nelle Filippine ad un rarissimo esemplare di quaglia di Worchester, specie creduta estinta da decenni. Il volatile era stato filmato da una troupe televisiva, durante le registrazioni di un documentario su alcune antiche tecniche di caccia praticate dagli abitanti delle montagne di Luzon, nelle Filippine. Né gli operatori, né il cacciatori si erano accorti della scoperta e, terminate le riprese, l'uccello è stato messo in vendita al mercato. Qualche ora dopo il filmato è stato visionato da un ornitologo dell World Bird Club filippino, che sì è immediatamente accorto che non si trattava di una quaglia comune. Il tempo di lanciare l'allarme, e l'uccello era stato venduto per dieci centesimi, cotto e mangiato.
Sono finite. Le feste, intendo. Ne abbiamo sentite di tutti i tipi, prima, durante, e dopo il trittico Natale - Capodanno - Epifania. Soprattutto sulla crisi che ci sta investendo. Che è innegabile. Stipendi fermi, perdita del potere d'acquisto, banche deboli, aziende in crisi. La fine del modello italiano delle piccole imprese, la quarta settimana (che non riguarda l'astinenza ma il digiuno), il commercio in ginocchio, il flop dei saldi. La sempiterna globalizzazione, che tanto male fa. Va bene, sono d'accordo su tutto o quasi. Però poi mi sono capitati tra le mani alcuni giornali autorevolissimi di cinque anni fa, proprio di questo periodo. E scopro che le notizie sono esattamente le stesse. E quindi la crisi, la quarta settimana, il flop dei saldi, panettone o pandoro, solo uno, grazie, che risparmio. E allora ho pensato che qualcosa non andava, allora. O non va adesso. O che il mondo gira in tondo. E che ci sarà sempre qualcuno che deve arrangiarsi, e qualcuno che dell'arte d'arrangiarsi ha fatto un mestiere. E chi non avrà comunque e mai nessuna difficoltà. Purtroppo, a ciascuno il suo. Buon 2009, con colpevole ritardo, a tutti.

Eh si, è forse davvero l'uomo del cambiamento. E' di colore, ed è la prima volta che gli USA hanno un presidente di origini africane. E' giovane, non solo anagraficamente. Ha sconfitto le grandi corazzate, le grandi personalità. Ha vinto insomma, e con lui ce l'ha fatta la voglia di svoltare degli americani e di tutto il mondo. Ce l'ha fatta forse anche la paura della crisi incombente che ci attanaglia tutti. Ora Barack Obama ha una bella responsabilità, non deluderci. Buon lavoro.
Ah. Smettiamola di tirarlo per la giacchetta, qui in Italia. Non basta Napolitano?
